Arpacal diffonde i dati sull’inquinamento del nostro mare e conferma in gran parte il nostro articolo: peggio dello scorso anno

29 06 2010

L’estate è appena iniziata (anche se climaticamente si fa ancora attendere) e il consigliere comunale di Lamezia Terme Armando Chirumbolo (Pri) si dice preoccupato per le qualità del mare prospiciente la costa lametina. Le preoccupazioni e le riserve espresse dal consigliere Chirumbolo sulla qualità balneare del mare lametino nascono dal fatto che vi è uno specifico rapporto dell’Arpacal, l’Agenzia regionale preposta ai problemi ambientali, che saranno ufficializzati dalla stessa Agenzia fra qualche giorno, che non riporta dati confortanti in tale direzione. Il consigliere comunale del Pri, avute informazioni di “prima mano” sul rapporto effettuato dall’Arpacal, si rivolge al presidente della commissione Ambiente della Regione Calabria Antonio Rappoccio, sollecitando un suo immediato intervento chiarificatorio sullo stato di salubrità del mare lametino. «Siamo alla vigilia di una stagione balneare – osserva Chirumbolo – che per i problemi legati alla depurazione rischia di essere nuovamente compromessa dagli alti livelli di inquinamento del Golfo lametino, con le incalcolabili ripercussioni che tutto questo avrà sulla fragile economia locale». «Infatti – riferisce – secondo il le ultime analisi effettuate dall’Arpacal e ancora non rese ufficiali, lo stato di pulizia del mare della costa tirrenica del lametino sarebbe ben peggiore rispetto a quello dello scorso anno e, nonostante il mare si stia presentando piatto, limpido e cristallino alla vista, sembrerebbe che il vero stato di salute delle acque non sia assolutamente migliorato, pertanto è necessario intervenire tempestivamente e non attendere ancora altro tempo per porre rimedio a questa situazione che oramai è divenuta insostenibile». «Oramai da qualche anno – sottolinea il consigliere comunale – è noto che il mare soprattutto d’estate è inquinato da liquami organici, principalmente perchè i Comuni che scaricano nell’Amato e in altri corsi d’acqua dell’hinterland di Lamezia non depurano i loro rifiuti, in quanto i loro depuratori non funzionano, alcuni addirittura sono completamente fuori uso come quello sequestrato di San Pietro a Maida». «Questa situazione allarmante – afferma ancora Chirumbolo – emerge anche dai dati diramati dalla Commissione europea per l’ambiente, la quale ha appurato che le acque reflue urbane non trattate costituiscono un pericolo per la sanità pubblica e la principale causa di inquinamento delle coste italiane, e parrebbe che l’Italia, insieme alla Spagna, non si sia ancora uniformata alla direttiva europea che del 1991, la quale prevede che entro il 31 dicembre del 2000 i due paesi avrebbero dovuto predisporre sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti». «Poiché – prosegue il consigliere del Pri – dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di città e centri urbani non era in regola con la normativa, nel 2004 e nel 2009 l’Italia e la Spagna hanno ricevuto due lettere di diffida. Alla luce di un’ultima valutazione, 178 città italiane e 38 spagnole non si sono ancora conformate alla normativa e la Commissione Ue ha quindi deciso di adire la Corte di giustizia Europea». «Per l’Italia le città non ancora a norma – riferisce – sono Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, Sanremo, Albenga, Vicenza, Reggio Calabria ed appunto Lamezia Terme. Pertanto rivolgo, a nome dei cittadini, un accorato appello ai Comuni, alla Provincia e alla Regione, affichè questi enti operino un accurato controllo sul territorio attraverso l’individuazione degli scarichi abusivi fissi e mobili. È necessaria – osserva Chirumbolo – una costante pulizia di fiumi e torrenti ed un effettivo monitoraggio dei depuratori, soprattutto nel periodo estivo in cui si registra un notevole aumento della popolazione residente nei comuni del litorale». Anche la magistratura e gli organi di polizia addetti, conclude Chirumbolo, «devono intervenire per perseguire gli autori di questo disastro ambientale».