Avviata la procedura per interventi di emergenza nello stabilimento “Seteco” di Marcellinara

12 08 2010

L’assessorato ed il dipartimento regionale all’Ambiente hanno avviato la procedura dei poteri sostitutivi, previsti dall’articolo 242 del D.lgs 152/2006, per interventi di emergenza da attuare in via d’urgenza nello stabilimento “Seteco” di Marcellinara.
Lo stabilimento, adibito alla produzione di fertilizzanti da rifiuti organici ed oggetto di sequestro dall’Autorità giudiziaria, sta creando grande preoccupazione per i seri rischi ambientali e sanitari derivanti da fenomeni di autocombustione dei rifiuti giacenti nell’impianto che sprigionano odori nauseabondi sull’intero territorio.
Per affrontare il problema – informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta regionale – l’assessorato e il dipartimento Ambiente della Regione Calabria hanno riunito intorno ad un tavolo l’Amministrazione comunale di Marcellinara, la Provincia di Catanzaro, l’ufficio per l’emergenza sui rifiuti, l’Arpacal, l’Asp di Catanzaro, il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, il servizio P.G. NISA presso la Procura di Catanzaro, il Comando provinciale del Copro Forestale dello Stato di Catanzaro, i Carabinieri di Marcellinara, la Prefettura e la Procura di Catanzaro. I partecipanti all’incontro hanno condiviso la linea di intervento proposta e, al termine, hanno tracciato l’iter che porterà la Regione, attraverso la nomina di un Commissario ad acta, a sostituirsi al soggetto responsabile dell’inquinamento ed al comune di Marcellinara, territorialmente competente. Di conseguenza, l’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pugliano e il dirigente generale del dipartimento Bruno Gualtieri proporranno alla Giunta regionale la nomina del Commissario ad acta che dovrà avviare e mettere in atto la fase di rimozione dei rifiuti e la messa in sicurezza del sito.

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Seteco, si costituisce un comitato di cittadini per la bonifica del sito

26 07 2010

Un comitato «per la verità e la bonifica della Seteco, per far luce sulla poltiglia di rifiuti in autocombustione da almeno quattro anni in località Serramonda di Marcellinara, che chiede interventi immediati e non più derogabili per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente» si è costituito nei pressi della stessa fabbrica di servizi e tecnologie ecologiche della zona industriale della cittadina sulla strada dei Due Mari che mette in collegamento il capoluogo di Regione con Lamezia Terme raccogliendo l’invito del gruppo nato sul social network più diffuso, Facebook: Seteco, La fabbrica dei veleni nascosti. Lo rende noto un comunicato. «Un gruppo di cittadini provenienti da tutta la provincia. Che chiede legalità e giustizia. Molte le denunce – secondo quanto riporta la nota – registrate negli ultimi anni tra la popolazione limitrofa e il paese più a monte. Tante le richieste di intervento da parte dell’Amministrazione locale. Quotidiani i malumori tra gli automobilisti che sono costretti ad abbassare i finestrini per non respirare i fumi che sprigiona la Seteco 24 ore su 24. Come un inceneritore impazzito». Un sit-in è stato deciso per venerdi prossimo, 30 luglio, dalle nove del mattino, presso Palazzo Campanella, sede della Giunta calabrese per un incontro con la più alta carica della Regione: il presidente Giuseppe Scopelliti. Ad oltranza per avere delle risposte. «È arrivato il momento di alzare la testa» è il motto del comitato. È questa la decisione presa nell’immediatezza della sua costituzione. «Nel prossimo periodo, invece, una manifestazione di protesta – conclude la nota – sulla Due Mari e dalla parte di sotto, davanti alla fabbrica che produceva fertilizzanti, per porre all’attenzione dell’opinione pubblica e di tutte le istituzioni dello Stato un dramma che continua giorno dopo giorno ad avvelenare l’ambiente e l’uomo, che l’ambiente, invece, dovrebbe rispettare e preservare secondo i canoni della morale comune».

dal sito gazzettadelsud.it





Altra discarica abusiva sequestrata sugli argini del Cantagalli

11 07 2010

La Polizia Municipale ed i Carabinieri hanno sequestrato una discarica abusiva, con rifiuti speciali, veicoli, pneumatici e rifiuti di ogni genere, sita sull’argine del fiume Catagalli, nel quartiere Sambiase di Lamezia Terme.
Il responsabile della discarica è F.B., un nomade di 50 anni, nato a Marcellinara e redisente a Lamezia Terme. E’ stato denunciato per utilizzo illegale di area privata demaniale come deposito di rifiuti pericolosi ed è in stato di libertà. Nella stessa area sono stati sequestrati anche due manufatti di cemento, costruiti sull’argine del fiume, cosa che va contro la normativa edilizia e di salvaguardia ambientale.

Il comandante della Polizia Municipale, Salvatore Zucco, ha dichiarato: “La pericolosità dell’attività abusiva portata avanti dall’uomo era accentuata dalla prossimità ad un corso d’acqua ed è per questo che gli è stato contestato il reato di inquinamento delle acque superficiali.”





L’UE bacchetta l’Italia per le acque reflue. Anche Lamezia nella lista nera

5 05 2010

L’Italia e la Spagna dovranno rispondere davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea per il mancato recepimento della normativa comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane. Nonostante i due avvertimenti già inviati sono infatti molte le città e i centri urbani a non essersi ancora dotati di impianti di trattamento conformi alle leggi europee.

“Le acque reflue urbane non trattate – ha spiegato il commissario per l’ambiente Janez Potocnik – costituiscono un pericolo per la sanità pubblica e la principale causa di inquinamento delle coste. Non è accettabile che l’Italia e la Spagna non si siano ancora conformate a questa importante normativa. La Commissione non ha altra scelta se non portare i due casi di fronte alla Corte del Lussemburgo”.

“In base alla direttiva del 1991 – si legge in un comunicato dell’esecutivo comunitario – entro il 31 dicembre del 2000 i due paesi avrebbero dovuto predisporre sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti. Poiché dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di città e centri urbani non era in regola con la normativa, nel 2004 e nel 2009 l’Italia e la Spagna hanno ricevuto due lettere di diffida”.

Alla luce di una nuova valutazione, 178 città italiane e 38 spagnole non si sono ancora conformate alla normativa e la Commissione Ue ha quindi deciso di adire la Corte di giustizia. Per l’Italia si tratta in particolare di Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, Sanremo, Albenga e Vicenza.





Italia dei Veleni: boss pentito voleva testimoniare sulle navi affondate ma viene investito. Vivo per miracolo e terrorizzato.

21 11 2009

Emilio di Giovine boss della cosca milanese della ‘ndrangheta ora collaboratore di giustizia era disposto a dire ciò che sapeva sulle ‘navi dei veleni’ davanti alla commissione parlamentare sulle ecomafie ma il giorno che il suo avvocato Claudia Conidi – legale anche di Francesco Fonti – ha mandato un fax alla commissione informando della disponibilità del pentito di parlare, di Giovine è stato investito, falciato sulle strisce pedonali mentre attraversava la strada nella località protetta dove abita dal 2004, lo rivela l’avvocato Conidi, che sottolinea “è vivo per miracolo” e “ora è terrorizzato”. “Per combinazione – racconta Conidi al telefono – appena ho inviato il fax alla commissione parlamentare il suo placet a parlare delle navi a perdere, è stato investito, è vivo per miracolo. Nella località protetta dove vivo tranquillo dal 2004, mi ha raccontato che l’auto l’ha investito al centro delle strisce ed è sbalzato a 5 metri di altezza, Ora è terrorizzato. Io non sapevo niente l’ho chiamato per dirgli che avevo inviato il fax e lui mi ha risposto con un fil di voce: era in ospedale, tutto rotto e mi ha raccontato dell’incidente. Spero sia solo una combinazione, ma mi ha sconcertata”. Di Giovine ai membri della commissione parlamentare sulle ecomafie avrebbe detto ciò che sapeva sulle ‘navi a perdere’, assicura l’avvocato Conidi, che spiega: nel memoriale del 2003 consegnato alla Direzione nazionale antimafia e in sede di colloqui investigativi, Fonti aveva infatti rivelato di traffici di sostanze nocive e anche nucleari e affondamento di navi attuato dal finanziere olandese Theodor Cranendonk che faceva affari con i clan Serraino-Di Giovine di Milano. Una rivelazione fatta prima che Di Giovine si pentisse. Nel 2004 un anno dopo infatti anche Di Giovine diventa collaboratore di giustizia, mentre era già in carcere, e “haconfermato le allora dichiarazioni di Fonti”, sottolinea l’avvocato, spiegando: “Di Giovine era un boss, lui parla su ampia scala, delle navi che dovevamo essere affondata nel territorio nazionale italiano, del sistema; lui non ha preso mai parte materiale e non sa dare una mappa, ma è una fonte più autorevole, che può dare contezza di tutto il sistema delle navi a perdere”. Secondo l’avvocato dei due pentiti le ricerche della Mare Oceano a Cetraro non hanno chiuso il caso, “ci sono – spiega Conidi – numerose discrasie nella vicenda, quasi archiviata come una bufala. Ma c’è chi quei fusti li ha visti, perché non è più stato considerato chi ha visto i fusti? Dove sono le foto di quei bidoni? Ci sono tante cose che che non si sono viste o volute vedere”. Anche il magistrato Francesco Greco, che ha indagato sulla Jolly Rosso e sugli affondamenti di mercantili carichi di scorie industriali e nucleari descritti dal pentito della ‘Ndrangheta Fonti, sembra avere dubbi e in una intervista al settimanale Oggi ha dichiarato: “Le navi dei veleni? Sono tutta una bufala. Oggi sono pentito d’aver avviato questa inchiesta”. Ma Fonti non ci sta e stante il divieto di lasciare dichiarazioni, lo farà tramite il suo avvocato, ma sta preparando una risposta scritta, forse un articolo, “per controbattere queste oscenità, di un pm pentito di aver fatto il suo dovere. Poi – conclude l’avvocato Conidi – vediamo se si tratta di allarmismo o meno”.





Il Comune di Lamezia aderisce alla manifestazione di Amantea

23 10 2009

Con la presenza del sindaco, Gianni Speranza, e con il gonfalone, l’Amministrazione comunale di Lamezia Terme (Cz), partecipera’, domani, alla manifestazione nazionale di Amantea (Cs), per protestare contro l’inquinamento del territorio calabrese. Per l’occasione, l’ente comunale ha messo a disposizione degli organizzatori due pullman, oltre a quello predisposto dalla Cgil, con partenza prevista alle ore 8,00 da piazza della Repubblica.

Il sindaco sara’ presente alla giornata di mobilitazione – si legge in una not – insieme a molti giovani, associazioni e comitati spontanei di liberi cittadini. ”La comunita’ lametina e’ rimasta molto colpita – ha detto il sindaco – e si sente coinvolta in questo dramma. che accomuna tutti i calabresi”.





Controlli sulla qualità dell’aria a Lamezia Terme

10 10 2009

A partire dal 20 ottobre, la qualità dell’aria di Lamezia Terme sarà oggetto di un attento monitoraggio da parte del dipartimento provinciale dell’Arpacal, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Saranno due i mezzi mobili impiegati per effettuare una minuziosa operazione di analisi delle variabili che possono contribuire all’inquinamento ambientale. La prima area destinata ad essere messa sottoposta al monitoraggio sarà, il 20 ottobre, quella in cui è ubicata l’ex Sir, da lì si coprirà l’intero territorio comunale fino alle vie del centro storico.