La denuncia di Legambiente. La Calabria tra le quattro regioni con maggior il numero di illegalità ambientali

24 02 2010


Un paese bloccato”, si potrebbe dire ‘spezzato’ in due dalla crisi che ha amplificato – e amplifica – “il divario tra nord e sud”: la situazione è “grave per la mobilità, la legalità, i rifiuti” e nello specifico sembra “decisamente negativa la performance italiana relativa alle emissioni climalteranti” con una produzione di Co2 pari a “550 milioni di tonnellate” che piazzano l’Italia al terzo posto in Europa.

Questa la fotografia sullo stato di salute ambientale del nostro Paese scattata dall’annuale rapporto di Legambiente ‘Ambiente Italia 2010’, presentato oggi a Roma. Secondo il rapporto – elaborato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia e edito da edizioni Ambiente, e che quest’anno propone che i singoli temi diventino elementi “concreti” di sfida in vista delle prossime elezioni regionali – “la crescita delle emissioni lorde italiane è stata del 7,1%, soprattutto a causa dell’aumento dei consumi per trasporti (più 24%), della produzione di energia elettrica (più 14%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (più 5%).

Mentre le emissioni nette sono cresciute del 5%”. A proposito di energia, per le regioni del nord c’é l’idroelettrico mentre al Sud bisogna “spingere l’eolico e il solare fotovoltaico, biomasse e geotermia”. Per quanto riguarda la mobilità, “l’Italia è il Paese con la più elevata quantità pro-capite di mobilità motorizzata: i mezzi privati nel trasporto terrestre coprono circa l’82% della domanda”, con “le merci che continuano a viaggiare prevalentemente su strada (quasi 72% nel 2008), poco in nave (18,3%) e pochissimo su ferrovia (9,8%)”. In tema di rifiuti, “la raccolta differenziata vola in Trentino Alto Adige (53,4%), Veneto (51,4%), Piemonte (44,8%) e Lombardia (44,5%) e langue spaventosamente al sud, in particolare in Molise (4,8%) e Sicilia (6,1%)”.

L’illegalità ambientale, “pur essendo diffusa in tutto il Paese, continua a caratterizzare pesantemente le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia”