Mafia/ Tano Grasso: gli imprenditori europei vengano in Calabria “Qui non c’e’ circolazione di imprese e capitali stranieri”

19 07 2010

Per combattere la mafia , la ‘ndrangheta e il racket, servono più investimenti puliti e il coraggio degli imprenditori anche internazionali. Eì il messaggio di Tano Grasso nel ventesimo anniversario della nascita dell’associazione antiracket, celebrato a Lamezia Terme alla presenza del ministro Roberto Maroni. Grasso, presidente onorario della Fai e assessore al comune di Lamezia Terme ha lanciato una proposta: “Il dramma del Mezzogiorno e della Calabria e’ che non c’e’ circolazione di imprese e capitali stranieri. Gli imprenditori non vengono in Calabria perche’ c’e’ la ‘ndrangheta che rappresenta un costo aggiuntivo insostenibile. Da Lamezia Terme vogliamo lanciare un messaggio agli imprenditori di tutta Europa: vengano a Lamezia Terme ed in Calabria ad attuare i loro investimenti, superando ogni timore legato alla presenza della criminalita’ organizzata”. Grasso ha poi proseguito: “La sfida che vogliamo lanciare qui da Lamezia Terme a tutto il mondo dell’imprenditoria europea e’ di superare questi timori. Fare venire dieci nuovi imprenditori a Lamezia Terme significa introdurre un elemento di novita’ fondamentale per lo sviluppo”.





Lavori A3: sequestro beni per ingerenze clan Mancuso

15 10 2009

Ieri mattina la Dia ha messo i sigilli al patrimonio (60 mln di euro) dell’imprenditore Giuseppe Prestanicola, di Soriano, già destinatario di una misura di custodia cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione avvenuta in febbraio e denominata “Autostrada”.
ll provvedimento è basato sulle risultanze delle complesse indagini patrimoniali condotte nell’arco di tempo compreso fra il 1990 e il 2007. L’indagato viene indicato – assieme agli imprenditori S. Mazzei di Lamezia Terme e Antonino Chindamo di Vibo (per il quale il gup ha revocato la misura cautelare) – quale “tramite” della cosca Mancuso di Limbadi per gli “affari” che la ‘Ndrangheta avrebbe intessuto, negli anni oggetto dell’indagine, sui lavori per l’ammodernamento del tratto A3 compreso fra gli svincoli di Lamezia Terme, Pizzo e Sant’Onofrio.
Le cosche avrebbero imposto alle ditte appaltatrici il pagamento di una tangente, chiamata “tassa governativa” per compiere i lavori. Catalizzatore della “tassa” (l’1% sull’importo dell’appalto) sarebbe stata, appunto, la cosca Mancuso che si occupava anche della pianificazione del lavoro stesso. I lavori, infatti, venivano subappaltati alle imprese che sarebbero state indicate dal clan di Limbadi, in quanto disponibili a filtrare illecitamente profitti ai gruppi egemoni tramite l’emissione di fatture gonfiate e coperte da una contabilità di comodo. In particolare nel recente decreto di sequestro verrebbe evidenziato il ruolo di Prestanicola come figura che gestiva direttamente i rapporti con i rappresentanti delle imprese appaltatrici (fra cui l’Ati Toto spa-Schiavo & C spa) e che curava l’aspetto relativo al pagamento delle somme da riconoscere alle cosche.

(da http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20508/78/)