La Comunità Marocchina si unisce al lutto delle Famiglie e della Città

7 12 2010

La comunità marocchina di Lamezia Terme è in lutto, dopo che un loro connazionale alla guida di una Mercedes ha travolto ed ucciso ieri sette ciclisti, ferendone altri tre. “Siamo dalla parte delle vittime e dei loro familiari – ha detto all’ANSA un rappresentante del locale Centro islamico, Hassan Qablaoui – e per dimostrarlo oggi abbiamo chiuso i nostri negozi e le nostre attività”.
A Lamezia, come riferisce Qablaoui, vivono oltre mille marocchini, perlopiù attivi nel commercio e ben integrati. “Tra poco avremo un incontro con la Digos – ha aggiunto – per valutare l’opportunità di una nostra presenza ai funerali”.
“Stiamo tutti male – ha detto ancora Qablaoui – e crediamo che l’investitore debba pagare per quello che ha fatto, ma vogliamo anche prevenire un offuscamento dell’immagine dell’intera comunità. Non siamo tutti così”.
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“Non è una questione di marocchini o meno perché poteva capitare a chiunque”. Così stamani davanti all’obitorio di Lamezia Terme, dove sono stati ricomposti i corpi dei sette ciclisti morti ieri nell’incidente stradale, Gino Caligiuri, ciclista di un gruppo di appassionati di Vena di Maida, un paese del lametino.
“In ogni comunità – ha aggiunto profondamente commosso – ci sono buoni e cattivi e non è una questione di razza. Sono cose che non dovrebbero succedere. La maggior parte degli automobilisti non ci rispetta perché non capiscono cosa significhi andare in bicicletta. Suonano e ti sorpassano – ha proseguito – con velocità. Se sei in fila indiana, ti stringono e ti buttano fuori strada come accadde qualche anno fa a Pizzo ad alcuni nostri amici che rimasero feriti”.
Insieme a lui Antonio Fiumara, uno dei sopravvissuti alla strage di ieri perché non era uscito a causa della pioggia.
“Oggi come oggi – ha affermato – il pericolo è dietro l’angolo. Era destino che dovesse succedere. Li conoscevo tutti, andavamo spesso insieme da tanti anni ed era gente che sulla strada ci sapeva stare e sapeva come comportarsi”.
Tanti gli amici ed i familiari che stanno facendo spola nell’obitorio dell’ospedale di Lamezia per porgere l’ultimo saluto ai loro cari. Tra essi anche alcuni sacerdoti ed il vicario della diocesi, mons. Pasquale Luzzo.

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