L’Assessore Grasso risponde alle associazioni: “Non si pensi solo ai soldi!”

10 10 2010

L’assessore Tano Grasso risponde alle associazioni e ad altri cittadini, come il promoter Pegna, che gli hanno scritto una lettera aperta dopo aver visionato il suo progetto culturale per la città. Di seguito riportiamo il pensiero dell’assessore Grasso che ha rotto il silenzio e dato una risposta a quanti, nei giorni scorsi, hanno criticato la sua idea di cultura per i prossimi cinque anni. Ecco come si è espresso, lo riportiamo integralmente.
“Sono rimasto molto deluso. Come voi avete notato con molta umiltà ho presentato un documento dal titolo “Appunti”. Con molta umiltà ho messo un sottotitolo “una base di discussione” perché la mia idea, come avevo annunciato, è: pongo un problema per sollecitare un dibattito. Debbo dire che a parte l’intervento di Ruggero Pegna, sul quale condivido alcune cose, quello che mi ha colpito è non aver ricevuto suggerimenti, contributi, idee sul fronte della politica culturale. Ecco, io penso che l’associazionismo culturale di Lamezia, che ha una sua gloriosa dignità, una sua storia, e che mi auguro questi appunti possano essere da stimolo, debba intervenire nel merito delle idee. Perché vedete, questo progetto è innovativo per una cosa: perché imposta una politica culturale del Comune, una cosa che non c’era prima. Cioè il Comune costruisce, prova a mettersi in gioco così come avviene in ogni parte del mondo, e non nella vecchia Unione Sovietica, proponendo iniziative, eventi in prima persona, sostenendo ed intervenendo su progetti che le associazioni presentano in una situazione di assoluta pluralità come è giusto che sia. Ecco, la cosa che mi ha provocato delusione da questo punto di vista è che non c’è stato un dibattito. Probabilmente ha ragione Pegna: è un compitino ben scritto, ma anche se lo fosse, ed io lo considero un complimento perché ho l’ossessione degli errori di grammatica, ciò non toglie che sia meritevole di un dibattito pubblico. Anche perché alla fine di un dibattito si avrà un momento d’ incontro con il mondo dell’associazionismo cittadino per tirare una prima linea. Sono arrivate alcune lettere personali, per fortuna, di cittadini che ho apprezzato. Ma di fatto, nel merito, l’unico intervento è stato quello di Pegna che tra l’altro dice cose vere. Ad esempio, quando dice che sono “fissato”, dice una cosa vera. Io sono fissato con il problema della mafia, anzi mi auguro che siano molte di più le persone fissate con il problema della mafia a Lamezia. Perché qualunque progetto culturale non può prescindere, in una realtà come Lamezia, o in una realtà come Palermo o Reggio Calabria, dal confronto con una mentalità, un modo di pensare che costituisce il punto di forza della mafia, che è tale perché c’è questo elemento. Perché c’è anche questo elemento. E’ ovvio che quello è l’unico punto del programma non suscettibile di discussione. Se non piace, pazienza. Sul resto c’è un taglio politico e c’è la nostra responsabilità che ci assumiamo nel dire quelle cose.
Con Gianni ne abbiamo parlato e ci è sembrata una cosa innovativa, ossia il fatto che Gianni Speranza e Tano Grasso non valuteranno i progetti che verranno presentati. Cioè voi capite che la giunta si spoglia di un potere, rinuncia ad esercitare un potere, una gestione diretta. E voi capite che non rinuncia a poco. E delega questa decisione ad un soggetto tecnico. Ed in tal senso stiamo lavorando per individuare tre o quattro intellettuali di prestigio che possano far parte di questa commissione. Penso che non saranno comunque forestieri. Come dicevo, il comune rinuncia e pone questa discrezionalità ad un soggetto tecnico. Secondo elemento, quello più importante, è la valutazione comparativa. Il più bravo va avanti. Il meno bravo va indietro. S’introduce un principio di meritocrazia serio. E’ il mercato, la valutazione, le cose che si presentano. Tutti dovranno presentare i progetti entro un certo periodo e le stesse saranno valutate insieme. Quindi se lei presenta una mostra di pittura così come altri due, non è che se lei presenta la mostra per prima lei sarà finanziata e gli altri due no. Si valuta quale scegliere. Altro elemento è il vantaggio per le associazioni. Sapere per tempo, sapere prima e non andare dietro all’assessore chiedendo: “ma l’avete approvato?”, oppure “ce li date?”. No. Si saprà subito in che posizione è il progetto, se è già stato valutato e perché. E poi ci sarà per loro tutto il tempo per costruire, programmare, rivedere i loro progetti. Dopo il problema quale è? Ecco credo sia la ragione per la quale sono qui. L’ho spiegato al maestro Pollice quando ci siamo incontrati e, cioè, del fatto che io di molte cose non parlo. Ho scelto di non parlarne perché il mio problema non è amministrare ciò che egregiamente si è fatto, altrimenti la mia presenza qui non ha più senso. Il problema è un altro. Cioè bisogna provare a fare emergere quell’altro che fino ad ora non è emerso. Vivacizzare il tessuto culturale della città dando spazio ad altri. Altri che hanno capacità e meriti. Quindi provare a fare emergere altri soggetti. L’ente pubblico finanzia una parte, altrimenti le associazioni, proprio perché le vogliamo tutelare, diventano partecipate comunali. E noi non vogliamo che le associazioni diventino aziende partecipate. Devono essere delle associazioni a cui va una parte del contributo. Ma non può esistere, perché non esiste nel mondo, per lo meno razionale, un soggetto che presenta un progetto e gli viene finanziato il 100% del progetto stesso. Perché altrimenti non è più un’associazione, ma diventa una società partecipata del comune. Se poi mi si imputa il tetto massimo finanziabile del 50%, allora io dico che quella è una misura che valorizza il soggetto più svantaggiato. In una situazione di merito l’ente pubblico ha il dovere di tutelare il soggetto che è più svantaggiato. E, quindi, da questo punto di vista, il tetto di contributo al 50% serve a questo. Chi ha meno opportunità, chi ha una posizione svantaggiata, l’ente pubblico deve poter offrire più opportunità. Semplice. Si tratta di mettere un po’ di ordine. Se poi si pensa che non esisteva neppure l’elenco delle associazioni… e siccome non siamo a Treviso ma a Lamezia come a Reggio o Palermo, è doveroso verificare anche i requisiti interni delle associazioni. Del resto, sono sempre disposto ad un incontro. Ci sarà a riguardo un momento di confronto collettivo con gli stati generali della cultura. Io stesso nella mia relazione concludo chiedendo il confronto. Ho chiesto non parliamo di soldi. Di soldi, ne parliamo dopo. Non parlate solo di soldi. Anche perché non sappiamo dove reperirli tutti. Io chiudo la mia relazione chiedendo di presentare idee, parlare, rivolgendomi soprattutto a chi ritiene di avere un merito e di non averlo mai potuto esprimere. Ma anche a chi già ha un merito. Presentate proposte su proposte. Invece si parla di piccioli. Poi parleremo di piccioli. E questo lo giudico un fatto estremamente negativo. Poi può essere anche un problema. Mi auguro che le associazioni, che hanno anche storie prestigiose, possano entrare nel merito e pronunziarsi”.

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