Crisi lavoro a Lamezia. Altre due imprese pronte a chiudere

21 09 2010

Così il deputato del PdL, Giuseppe Galati, ha descritto “una realtà produttiva in disfacimento e decine di famiglie che rischiano di essere ingoiate dalla crisi e da speculazioni imprenditoriali” nell’interrogazione rivolta al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, chiedendo un impegno nella ricerca di possibili soluzioni sia sul fronte occupazionale che su quello produttivo

E’ lo specchio di una situazione altamente negativa che sta per colpire con tutta la sua forza dirompente il territorio di Lamezia Terme a causa dell’imminente e molto probabile chiusura definitiva di due aziende: Treofan e Lameskin. Così il deputato del PdL, Giuseppe Galati, ha descritto “una realtà produttiva in disfacimento e decine di famiglie che rischiano di essere ingoiate dalla crisi e da speculazioni imprenditoriali” nell’interrogazione rivolta al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, chiedendo un impegno nella ricerca di possibili soluzioni sia sul fronte occupazionale che su quello produttivo.

Nell’interrogazione, Galati ha spiegato che la multinazionale Treofan è controllata dalla banca d’affari Goldman Sachs dall’aprile 2005, ed è leader mondiale nel packaging, l’impacchettamento di prodotti vari: sacchetti per la pasta e le caramelle, bottiglie per shampooe saponi, pellicole per prodotti alimentari freschi, vaschette per gelati e formaggi. Nei primi anni Novanta Treofan arrivò nell’area industriale lametina incassando circa 40 miliardi di vecchie lire con la legge n. 488 del 1992, per impiantare due fabbriche: Lamezia Speciality Film e Lameskin.

Questa – ha sottolineato Galati – è brevemente la storia di una realtà industriale che rischia di lasciare a casa decine di lavoratori. Sono in discussione due piccole realtà produttive della regione Calabria e dell’area industriale lametina con decine di lavoratori sui quali incombe la cassa integrazione e, nella peggiore delle ipotesi, il licenziamento e, soprattutto, il depotenziamento di un’area nata all’epoca della Sir negli anni ’70 che avrebbe dovuto catalizzare e irrorare l’intera economia regionale. Dal suo canto, l’azienda Treofan – secondo Galati – adducendo la crisi economica sta di fatto smantellando lo stabilimento, realizzato, tra l’altro, con soldi dei contribuenti, mirando a delocalizzare la sua produzione e non mantenendo fede a quelli che erano gli accordi per rilanciare l’azienda attraverso nuovi investimenti produttivi volti ad assicurare la continuità del lavoro e la relativa organizzazione. In questa delicata situazione emerge, in effetti, una nota dissonante che ha visto la Treofan negli anni ’90 appoggiarsi al finanziamento pubblico della legge n. 488 del 1992, per la ristrutturazione e la riconversione a fini industriali dello stabilimento in cui ha avviato la sua produzione, abbandonando i suoi propositi per logiche che – secondo Galati – appaiono prettamente speculative e legate a mancati ed adeguati margini di profitto.

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