Maltempo: continua a piovere, chiusa la A3 da Cosenza a Lamezia

13 03 2010

Il flagello della pioggia. Calabria e Sicilia rimangono per le prossime ore ostaggio del maltempo: le previsioni non promettono nulla di buono e la Protezione civile ha rilanciato lo stato di allerta. Il pericolo di nuovi crolli e smottamenti rimane incombente e rischia di tenere in scacco il sistema delle comunicazioni viarie. L’autostrada Salerno-Reggio Calabria, rimasta chiusa al traffico in direzione sud per 48 ore, lungo il tratto compreso tra Rogliano e Cosenza, ieri sera è stata parzialmente riaperta ma solo per una manciata di minuti. L’Anas aveva infatti allestito un senso unico alternato di marcia che avrebbe dovuto consentire – seppur lentamente – il transito degli automezzi pure nella zona interessata da un movimento franoso non ancora posto in totale sicurezza. L’iniziativa è stata tuttavia resa vana dai fatti: c’è stato in tarda serata un altro smottamento nella medesima area, ancora più imponente, che ha costretto le autorità a inibinire alla circolazione il tratto cosentino. Vetture e camion dovranno pertanto seguire il percorso alternativo sulla Statale 18. Da stamane sono previsti temporali di «forte intensità» accompagnati da raffiche di vento. La polizia stradale raccomanda pertanto massima prudenza, mentre tutte le unità operative di soccorso rimarranno vigili per fronteggiare eventuali altre emergenze. Crescono intanto il disagio e l’insofferenza tra i fruitori abituali della Sa-Rc. A Cosenza, nel frattempo, è cominciata l’udienza preliminare relativa al procedimento istruito dalla magistratura inquirente per far luce sulla frana assassina costata la vita sull’A3, nel gennaio dello scorso anno, a due automobilisti.
A giudizio sono finiti tecnici e dei progettisti imputati di omicidio colposo. La mancata irreggimentazione dell’acqua piovana e la sua errata canalizzazione in un singolo tubo di scolo sarebbero infatti le cause del rovinoso crollo che travolse il veicolo su cui viaggiavano le vittime. La Procura bruzia ha individuato una serie di presunte responsabilità in ordine al cedimento che sulla carreggiata sud, poco dopo le ventuno di domenica 25 gennaio, spezzò l’esistenza di Danilo Orlando, 27 anni, e Nicolino Pariano, 59, entrambi di Catanzaro. I due viaggiavano su un monovolume Peugeot, con altri cinque amici-colleghi, tutti reduci da un torneo di calcio a 5 giocato a Terni per ricordare un dipendente della Eon, una società che opera nel settore energetico, perito proprio in un incidente stradale. Erano lì, a mezz’ora da casa ma quella valanga di terra impastata dalla pioggia se li portò via. Pariano era il presidente della squadra, mentre Danilo Orlando un giocatore. A Nicolino rimase abbracciato fino alla fine, Francesco Caiola, 53 anni, di Marcellinara, che fu l’ultimo dei sopravvissuti alla tragedia ad essere estratto da quel groviglio informe di lamiere. Il procuratore Dario Granieri aprì un’inchiesta nominando tre consulenti tecnici cui fu affidato l’incarico di individuare le cause della tragedia. I periti compirono un sopralluogo segnalando alla magistratura inquirente la precarietà anche di altri punti dell’A3. L’articolato rapporto indusse i pubblici ministeri a disporre il sequestro di cinque gallerie ritenute ad alto rischio. Il tratto oggetto del provvedimento giudiziario venne affidato «in custodia» all’Anas proprio per consentire all’ente proprietario di disporre tutti gli interventi necessari a garantire l’incolumità pubblica. Le gallerie poi messe in sicurezza, così come le barriere metalliche e di cemento poste a protezione delle aree di transito, vennero successivamente dissequestrate. Otto le persone che, al termine delle indagini, sono state mandate a giudizio. Si tratta di: Cesare Cosentini, 80 anni, di Roma, progettista; Bernardino Cipolloni, di Roma, direttore dei lavori; Giuseppe Cavaliere, 51 anni, di Lamezia, Nicola Megale, 44, di Maratea, Angelo Gemelli, 40, di Laurignano (responsabili del Centro manutenzione Anas di Cosenza); Josè Librandi, 39, di Rossano, direttore dei lavori e capo reparto del posto di manutenzione dell’ Anas; Luigi Oliva, 84 anni, di Napoli, già ingegnere capo dell’Anas; Eugenio Bevacqua, 49, responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Altilia. Ma andiamo alle contestazioni. A Cosentini, Oliva e Cipolloni si contesta di non aver eseguito un sistema di drenaggio delle acque di ruscellamento ed in particolare, di non aver realizzato un tombino di due metri ch’era previsto nel progetto originario. A Librandi viene rimproverato di aver costruito nel luogo della tragedia una barriera metallica paramassi su un precedente muro di sostegno in zona sismica senza presentare la denuncia di inizio attività all’ufficio tecnico regionale finendo così col sottrarre le opere in questione ai controlli previsti dalla legge. A Bevacqua viene contestato di non aver intrapreso, nella veste di titolare dell’ufficio tecnico del comune ove ricadeva il tratto autostradale oggetto della tragedia, alcuna iniziativa volta alla realizzazione di opere di reggimentazione delle acque le quali, per contro, venivano convogliate erroneamente tramite un tubo sulla pendice sovrastamente il muro dell’autostrada. A Cavaliere, Megale e Gemelli, responsabili della manutenzione per l’Anas, viene infine rimproverato di non aver tenuto una adeguata condotta di vigilanza sul tratto autostradale di loro competenza. L’udienza fissata per ieri è stata rinviata al 18 per via dell’assenza del Gup titolare.

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