Daniele Sepe e la ‘Brigada Internazionale’ per il Capodanno in Piazza di Lamezia

1 12 2009

Sarà un Capodanno multietnico quello voluto per Lamezia Terme dal sindaco della città, Gianni Speranza. La quarta edizione del Capodanno Giovani sarà intitolato ‘Nostra Patria e’ il Mondò, prendendo spunto dal progetto artistico, musicale e sociale di Daniele Sepe che, alle 0,30 del 31 dicembre, terrà il suo concerto in Piazza della Cattedrale insieme a tutta la sua ‘Brigada Internazionale’. L’ ingresso è libero e si prevede un afflusso di almeno ventimila giovani da tutta la regione, come già accaduto negli appuntamenti precedenti con il trio Turci-Gazzé-Rei, la Bandabardò e Caparezza. “I nostri eventi musicali e di spettacolo – afferma il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza – sono rivolti soprattutto ai giovani. Innanzitutto a loro è rivolta la nostra attenzione, anche attraverso occasioni di divertimento, di pacifica aggregazione e di riflessione, con proposte di qualità e forti contenuti sociali. Sono queste le caratteristiche principali dei progetti che abbiamo pensato e avviato con successo, come il Lamezia Demofest, il primo Maggio, il Capodanno Giovani e diversi altri. Sono certo che daremo un benvenuto al 2010 in modo allegro, tutti insieme, ancora una volta nel salotto storico della città. Ci auguriamo di accogliere migliaia di persone, come accade ogni anno, in un clima di festa e divertimento, nella speranza che il nuovo anno porti nella nostra città e in tutto il Sud pace, lavoro, legalità e benessere”. L’evento è predisposto dalla Show Net di Ruggero Pegna. “La musica – afferma Pegna – non conosce confini e colori della pelle, ma soltanto i colori del cuore. La grande musica è quella che sa emozionare. Da sempre ogni continente con la sua musica contamina il resto del mondo. Una contaminazione sana e pulita che rende i popoli e soprattutto i giovani, davvero più vicini e uniti”. Il musicista partenopeo Daniele Sepe presenta così il suo progetto: “Una società in cui un oggetto per produrre musica si progetta negli Stati Uniti, si produce in condizioni ignobili in Cina e poi viaggia per tutto il pianeta senza limitazioni, diventando un oggetto di culto, dovrebbe essere una società muta, senza musica e senza gioia. Se le merci possono attraversare i cinque continenti senza problemi, mentre uomini, donne e bambini sono costretti tra mille pericoli a scampare fame, ingiustizia e guerra, significa che dovremmo per decenza perdere la voce. ‘Nostra patria e’ il mondo interò recitava una vecchia canzone anarchica, ma si sa gli anarchici finivano ghigliottinati, garrotati o in galera, mentre le loro maestà di ieri e di oggi ancora ci guardano dalle loro statue nelle nostre piazze, o sguazzano nelle piscine del Billionaire. Un mondo al contrario! Ma muti non vogliamo stare e a cantare e ballare non devono restare solo questi birichini”.


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