Italia dei Veleni: boss pentito voleva testimoniare sulle navi affondate ma viene investito. Vivo per miracolo e terrorizzato.

21 11 2009

Emilio di Giovine boss della cosca milanese della ‘ndrangheta ora collaboratore di giustizia era disposto a dire ciò che sapeva sulle ‘navi dei veleni’ davanti alla commissione parlamentare sulle ecomafie ma il giorno che il suo avvocato Claudia Conidi – legale anche di Francesco Fonti – ha mandato un fax alla commissione informando della disponibilità del pentito di parlare, di Giovine è stato investito, falciato sulle strisce pedonali mentre attraversava la strada nella località protetta dove abita dal 2004, lo rivela l’avvocato Conidi, che sottolinea “è vivo per miracolo” e “ora è terrorizzato”. “Per combinazione – racconta Conidi al telefono – appena ho inviato il fax alla commissione parlamentare il suo placet a parlare delle navi a perdere, è stato investito, è vivo per miracolo. Nella località protetta dove vivo tranquillo dal 2004, mi ha raccontato che l’auto l’ha investito al centro delle strisce ed è sbalzato a 5 metri di altezza, Ora è terrorizzato. Io non sapevo niente l’ho chiamato per dirgli che avevo inviato il fax e lui mi ha risposto con un fil di voce: era in ospedale, tutto rotto e mi ha raccontato dell’incidente. Spero sia solo una combinazione, ma mi ha sconcertata”. Di Giovine ai membri della commissione parlamentare sulle ecomafie avrebbe detto ciò che sapeva sulle ‘navi a perdere’, assicura l’avvocato Conidi, che spiega: nel memoriale del 2003 consegnato alla Direzione nazionale antimafia e in sede di colloqui investigativi, Fonti aveva infatti rivelato di traffici di sostanze nocive e anche nucleari e affondamento di navi attuato dal finanziere olandese Theodor Cranendonk che faceva affari con i clan Serraino-Di Giovine di Milano. Una rivelazione fatta prima che Di Giovine si pentisse. Nel 2004 un anno dopo infatti anche Di Giovine diventa collaboratore di giustizia, mentre era già in carcere, e “haconfermato le allora dichiarazioni di Fonti”, sottolinea l’avvocato, spiegando: “Di Giovine era un boss, lui parla su ampia scala, delle navi che dovevamo essere affondata nel territorio nazionale italiano, del sistema; lui non ha preso mai parte materiale e non sa dare una mappa, ma è una fonte più autorevole, che può dare contezza di tutto il sistema delle navi a perdere”. Secondo l’avvocato dei due pentiti le ricerche della Mare Oceano a Cetraro non hanno chiuso il caso, “ci sono – spiega Conidi – numerose discrasie nella vicenda, quasi archiviata come una bufala. Ma c’è chi quei fusti li ha visti, perché non è più stato considerato chi ha visto i fusti? Dove sono le foto di quei bidoni? Ci sono tante cose che che non si sono viste o volute vedere”. Anche il magistrato Francesco Greco, che ha indagato sulla Jolly Rosso e sugli affondamenti di mercantili carichi di scorie industriali e nucleari descritti dal pentito della ‘Ndrangheta Fonti, sembra avere dubbi e in una intervista al settimanale Oggi ha dichiarato: “Le navi dei veleni? Sono tutta una bufala. Oggi sono pentito d’aver avviato questa inchiesta”. Ma Fonti non ci sta e stante il divieto di lasciare dichiarazioni, lo farà tramite il suo avvocato, ma sta preparando una risposta scritta, forse un articolo, “per controbattere queste oscenità, di un pm pentito di aver fatto il suo dovere. Poi – conclude l’avvocato Conidi – vediamo se si tratta di allarmismo o meno”.

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